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Quando cadono i miti: altri tempi

 (Il periodo Covid – parte 3)

Dopo i primi giorni di smarrimento, di paura forse ingiustificata, abbiamo cominciato ad adeguarci alla situazione. Ciascuno di noi si è adattato nel modo che meglio gli si confaceva, cercando di restare a contatto con un minimo di normalità.

Il vicino di casa -per chi ce lo aveva- è stata fonte di confronto, la TV un mezzo per avere compagnia, il cellulare e i social un mezzo per parlare con gli amici. Sono fioccate le video-chiamate, a volte da parte di chi non ci si aspettava che telefonasse e, al contempo stesso, chi desideravamo si palesasse, non si è visto. Ciascuno si è chiuso in casa, abbassando le serrande, guardando dallo spioncino nell’ attesa di qualche novità. Ognuno è stato messo al proprio posto, obbligato a fermarsi e a pensare.

C’ è stato anche  un brutto mondo. Quello delle famiglie stipate in appartamenti piccoli, con il sole alto nel cielo e temperature alle stelle. Dei bambini che non dovevano scendere in cortile, nemmeno facendo a turno. Le donne hanno continuato a prendersele come prima e più di prima. L’anziano si è sentito solo, forse disperato per poter anche solo chiamare qualcuno per la propria spesa, cercando invano di capire come usare un cellulare pieno di tasti, di app, di acquisti online difficili da gestire. “Era così semplice una volta”, questo forse devono aver detto a chi gli portava la spesa richiesta la mattina.

Alcuni di noi, invece, sono stati fortunati nella sfortuna. Il tempo a disposizione ha permesso di occuparsi di quell’ hobby che non trovava mai spazio tra le faccende quotidiane, di imparare a cucinare come avremmo sempre voluto, di dedicarci al giardinaggio e al cane o al gatto, che troppo spesso viene lasciato solo. Ci si è potuti dedicare ai figli come mai prima d’ora, perché il lavoro non lo consente, il ritmo serrato della nostra società opprime e chiede dei risultati ogni giorno. Bambini hanno visto finalmente il loro papà e le mamme potuto condividere le faccende di casa con i loro mariti. Si è potuti entrare nei musei virtuali, visitare luoghi che forse non potremo vedere mai in una situazione normale. Si è viaggiato il mondo e tornati nei luoghi di quella vacanza tanto bella che ci ha cambiato la mente e aperto il cuore.

Le giornate hanno richiesto un ritmo cadenzato, per evitare di cadere nell’ ozio più becero e, dunque dopo il lavoro da casa, l’home working per essere allineati coi tempi, si è seguito il corso che la  palestra ha organizzato via internet o si è rivisto quel film bellissimo che volevamo rivedere da tempo. E’ apparso Gollum sul piccolo schermo e anche Darth Fener, coerente più che mai con il periodo vissuto. Ci si è chiesti se il periodo è passato al “lato oscuro della forza”.

La spesa ha richiesto maggiore impegno. Ogni settimana una coda infinita sotto il sole, borsa a tracolla e mascherina sul viso. Più volte abbiamo incontrato qualcuno e salutato “a distanza”. Vietato toccarsi, avvicinarsi, forse anche parlare.  Per le strade il silenzio assoluto, nemmeno il suono delle campane a spezzare il vuoto.

Ci siamo chiesti: com’era durante la guerra? Nessuna pace, solo bollettini di morte. Niente cibo.  Acqua imbevibile. Nessuna luce, né calore d’inverno. Con il coprifuoco obbligatorio tornare a casa, pena la morte senza possibilità di salvezza. un correre di gente la cui vita non aveva nessun valore. Nemmeno se eri un bambino. Donne e uomini che rischiavano la pelle per i propri figli, per un pezzo di pane raffermo, se si poteva. Da lontano aerei nel cielo e bombardamenti.  

Noi siamo a casa con tutti i comfort, possiamo parlare con chiunque desideriamo. Richiamare i parenti che vorremmo tanto vedere , ma che non vediamo mai. Sentire amici, ascoltare la musica qualsiasi essa sia. Speriamo tutti che questo periodo di chiusura ci porti all’ apertura.

Confidiamo nel cambiamento di rotta, di mentalità. Una speranza vana, mentre la televisione dà voce all’ennesimo politico arrabbiato, all’ennesimo salvatore del mondo.

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